Al largo di Sestri .....
Questa piccola motonave conosciuta come "bettolina", fu varata col nome di "Gretha". Moltissime delle informazioni oggi conosciute, si devono all'amicogiornalista e fotografo subacqueo Andrea Ghisotti. Lui si avvalse anche delle informazioni passategli da Manfred Krellenberg, tedesco di Lubecca. Solo recentemente per la perseveranza di un membro di Fanatic Wrecker, Claudio Grazioli, che ha ritrovato la documentazione che comprova l'azione dell'affondamento di questa bettolina, si è potuto scrivere definitivamente gli ultimi momenti e l'intera storia del relitto.
Gretha era un barcone fluviale olandese utilizzato per il trasporto di merci generiche. Lo scafo dell'imbarcazione ricorda le Penichès francesi o Rhone River Barges, che come questa avevano lo scafo piatto, lunghe 38.50 metri e pescavano solo da 1,80 a 2,70 metri per navigare nei letti dei fiumi.
Allo scoppio della II^ Guerra Mondiale dopo l’invasione dell’Olanda, la bettolina venne requisita dalle truppe tedesche per destinarla al naviglio che sarebbe dovuto essere impiegato nell'operazione Leone marino che prevedeva l'invasione dell'Inghilterra.. Sfumato il progetto Seelöwe a causa della penuria di naviglio marittimo nell'area mediterranea, la ns bettolina lasciò le placide acquee dei fiumi europei per quelle meno tranquille del Mar Tirreno. Cosi discese i fiumi francesi per giungere nel porto di Marsiglia. Li venne adeguatamente armata con 2 mitragliatrici contro-aeree ed entrò a far parte della Prima Flottiglia da Trasporto con il nome "Jörn" o “Joern”, era il novembre 1943.
Utilizzata per il trasposrto dei vettovagliamenti iniziò a navigare lungo la costa ligure, dal porto di La Spezia a Genova toccando i vari approdi della costa, per giungere poi sino al porto di Livorno e di Napoli. Secondo le testimonianze storiche, la Joern fu colpita e affondata, durante un attacco aereo, il 12 febbraio del 1944 al largo della baia del silenzio di Sestri Levante. In passato furono avanzate diverse versioni sull’affondamento di questa imbarcazione. Solo recentemente componendo come un mosaico, le differenti notizie da parte tedesca e da parte alleata, ed incrociando le nozioni raccolte si è scoperto che l’attacco avvenne di giorno e non di notte come sostenuto sino ad oggi, e che non ci furono vittime come si sosteneva. Probabilmente le testimonianze raccolte erano errate in quanto nello stesso braccio di mare si sono avuti 3 episodi importanti di guerra navale con l'affondamento delle navi UJ 2216 e UJ2207.
Il relitto è quasi intatto, giace in posizione di navigazione ad una profondità di circa 27 metri, mentre la profondità max è -31m, (sotto la prua). Una struttura a forma di ruota raggiata, posta tra le due stive, ospita il sostegno orientabile che sorreggeva la mitragliatrice antiaerea, purtroppo oggi non più visibile in quanto sottratta negli anni '60. Oggi restano ancora qua e la sparse tutt'intorno soltanto le munizioni. Un’altra struttura, per il supporto della seconda mitragliatrice si erge sul castello di poppa, dove il relitto raggiunge la quota minima dell’immersione di -24m.
La prua è intatta e sulla murata di sinistra si può scorgere una grande falla che molto probabilmente causò l'affondamento dello scafo. Sulla prua ci sono ancora le cime pronte per l’ancoraggio, le bitte atte all’ormeggio, e un tambuccio. Lo scafo mostra poi le ampie stive, oggi a cielo aperto, ma probabilmente un tempo coperte con assi di legno. All’interno decine di sacchi, induriti dal tempo e dall’acqua salata: quello che resta è tutto qua.
Verso poppa incontriamo ambienti angusti: la sala macchine e la cucina tuttora complete dei loro strumenti ed utensili. Una casseruola ancora sul fuoco fa mostra di sè raccontandoci la storia degli ultimi momenti a bordo prima dell'affondamento. Nella carbonaia pezzi di carbone, per alimentare il fuoco della stufa giacciono accatastati sul fondo. Ed ancora quello che resta del timone per condurrre la nave: il mozzo. Sul lato destro della poppa, nel suo occhio di cubia, si nota ancora un'ancora, tipica dei mezzi fluviali. L'elica triplata e il timone di ferro poggiano sul fondale fangoso e sono perfettamente visibili, ed il timone ancora ha la capicità di ondeggiare da un lato all'altro: sembra pronto ad una virata anche dopo quasi 70 anni!
La scaletta era un tempo completamente ricoperta da sgargianti anemoni gioiello (Corynactis Viridis) di un colore fucsia incredibile , ma anche qui, a causa dei soliti maldestri subacquei, nel tempo si erano diradati visibilmente fino quasi a scomparire. Tuttavia recentemente ho avuto modo di constatare che la colonia si è ripresa bene ed è tornata ad espandersi sulle strutture. Speriamo che cio' sia di buon auspicio, per il futuro della colonia stessa, affinchè possa continuare ad abitare la bettolina, e già che ci siamo, vi consiglierei di evitare il contatto con questi delicatissimi animali. A prua una enorme colonia di spirografi fa bella mostra di se espandendosi come enormi fiori nella corrente. Come su tutti i relitti, la vita che questa nave ospita, è tipica degli animali da tana come gronghi, murene, polpi, aragoste. Oltre agli immancabili scorfani appoggiati sulle strutture, potete anche trovare stelle marine, anemoni, nudibranchi e le concrezioni varie. Il
pesce di passo, come banchi di acciughe, sugarelli, dentici, ricciole e pesci luna, si possono osservare allo scandire delle stagioni, e sopratutto quando l'acqua è limpida, cosa rara qui purtroppo, ma non impossibile. -- Copyright © 2011 Proprietà del testo di Claudio Grazioli --
Esperienza: Avanzata
Profondità massima: 31.00 mt.
Profondità media: 26.00 mt.
Visibilità: Media
Corrente: Leggera
Accesso: Barca 25 min.
Fonte: testi e immagini tratti da divemania.it
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