A sette miglia a nord .....

La mattina del 25 novembre 1992 il mare delle Baleari era piatto come una tavola. Non c’era una bava di vento e il sole splendeva in un cielo appena velato da una leggera bruma. Il Georgia K, un mercantile lungo 70 metri, largo 16, battente bandiera dell’Honduras, ma di proprietà della società armatrice Gateway Maritime, con sede ad Atene, si stava avvicinando a Minorca. Proveniva da Barcellona, dove aveva caricato 3.500 tonnellate di tondini di ferro da costruzione, ed era diretto al porto tunisino di Burguiba.

La nave aveva mollato gli ormeggi verso le cinque del pomeriggio del giorno precedente. Il suo comandante, Alexandros Georgios, e il direttore di macchina, entrambi di nazionalità greca, dovevano essere molto tranquilli, così come dovevano esserlo anche i dieci componenti dell’equipaggio, fra i quali c’erano senegalesi, indiani di Sri Lanka, pachistani e cileni. Infatti, dopo aver completato il carico al Molo di Costa, nel porto di Barcellona, dove aveva attraccato il giorno 22, e aver riempito i serbatoi di carburante con 55 tonnellate di gasolio, il Georgia K si era trasferito al Molo Nord, dove la compagnia assicuratrice, collegata ai Lloyds di Londra, aveva fatto esaminare lo scafo da una squadra di tecnici, fra i quali una ventina di sommozzatori, che aveva constatato che tutto era in regola e perfettamente funzionante. Per di più, il tempo era bello e le previsioni dicevano che l’anticiclone avrebbe resistito per parecchi giorni. Non ci sarebbero stati rischi, insomma, di trovarsi sotto l’influenza del terribile vento del Golfo del Leone, che d’inverno soffia con grande violenza e solleva onde alte come montagne.

La notte era stata calma e non era stato registrato niente di anormale. Nella cabina di comando si erano avvicendati gli addetti al timone e alla rotta secondo turni di guardia di quattro ore ciascuno. Il capitano Georgios sorvegliava che tutti facessero il loro dovere e non si limitava a guardare dall’alto del ponte, ma, secondo quanto hanno poi dichiarato due marinai pachistani, andava persino nelle stive, in quella centrale e in quella di prua.

Poco prima dell’alba, si vedeva già, in lontananza, la luce sciabolante del faro di Capo Cavalleria, un imponente bastione di roccia rossastra che si protende nel mare dalla costa Nord di Minorca.

Verso mezzogiorno, l’allarme. La stiva numero due, quella di prua, era allagata e l’acqua, avendo trovato tutti i compartimenti stagni aperti, ne aveva già riempita più di metà. L’equipaggio, benchè colto di sorpresa dagli eventi, corse ai posti di manovra, ma ben presto il comandante si rese conto che la nave era perduta: il livello dell’acqua nella stiva continuava ad aumentare e non c’era modo di trovare la falla, o comunque il punto da cui il mare aveva fatto breccia nello scafo. La prua, appesantita all’inverosimile, cominciava già a inclinarsi verso il basso.

Alexandros Georgios diede l’ordine di abbandonare la nave. Nonostante il mare fosse insolitamente calmo per quelle parti, e il faro di Capo Cavalleria fosse a sole sette miglia di distanza dal luogo del naufragio, sul mercantile ci furono momenti di panico e di grande confusione. Delle scialuppe di salvataggio in dotazione, soltanto una potè essere calata sottobordo, così che tutti i dodici componenti dell’equipaggio, compreso il capitano, vi si assieparono. Un marinaio senegalese, Alioune Mbaye, di 34 anni, nella fretta si ferì leggermente alla testa.

L’Sos era stato lanciato poco prima, verso le quattro del pomeriggio, e a raccoglierlo era stata la Capitaneria di Porto di Barcellona, la quale allertò la Capitaneria di Palma di Maiorca, che inviò immediatamente sul posto un elicottero e, a sua volta, avvertì le autorità marittime di Mahon, a Minorca.

Il meccanismo dei soccorsi era in movimento e i naufraghi, dato che la costa dell’isola vicina è deserta e quasi inaccessibile dal mare, preferirono rimanere vicino alla loro nave. L’agonia del Georgia K si protrasse per altre due ore. Poi la prua si inabissò definitivamente, la poppa si alzò, le eliche uscirono dall’acqua in un turbinio di bolle e infine scomparvero sotto la superficie. A parte i naufraghi, sul mare calmo non rimase niente. L’unico indizio dell’affondamento appena avvenuto era una grande quantità di gasolio, che usciva dai serbatoi del mercantile, cento metri più sotto, e formava in superficie una minacciosa macchia nera.

 

2.144 tonnellate di dislocamento;

68 metri di lunghezza;

15,8 metri di larghezza;

5,9 metri di puntale;

anno di costruzione: 1.976;

capacità dei serbatoi: 55 tonnellate di gasolio;

motori: due;

stive: due;

capacità di carico: 4.500 tonnellate;

carico al momento dell’affonfamento: 3.500 tonnellate di ferro in tondini da costruzione;

comandante: Alexandros Georgios, di nazionalità greca;

equipaggio: 12 persone compreso il comandante;

matricola di San Lorenzo, in Honduras;

armatore: Gateway Marine, con sede ad Atene, in Grecia;

porto di partenza: Barcellona, in Spagna;

porto di destinazione: Bourghiba, in Tunisia;

data del naufragio: 25 novembre 1992;

luogo del naufragio: sette miglia a nord del faro di Capo Cavalleria, nell’isola di Minorca, alle Baleari.

Fonte: adventuresub.it


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