A poche miglia da Capo Spartivento .....

Il MALACHITE. Era un Sommergibile Classe 600 - Serie PERLA. Dimensioni: lunghezza 60.18 m Larghezza 6.45 m Pescaggio 4.7 m Dislocamento: carico normale 695 tonn, Pieno carico 855 tonn Velocità max in emersione (motori diesel): 14 nodi Autonomia in emersione: 5200 miglia a 8 nodi Velocità max in immersione (motori elettrici): 7.5 nodi Autonomia in immersione: 74 miglia a 4 nodi Armamento: 1 da 100/47, 2 da 13.2, 6 tubi lanciasiluri da 533 mm. Equipaggio: 44 Uguale alla serie SIRENA, della quale rappresentano una ripetizione, avevano scafo tipo Bernardis con doppi fondi centrali resistenti e controcarene esterne, con una profondità di collaudo di 80 metri. Ebbero motori più potenti, una maggiore dotazione di combustibile ed un nuovo impianto di condizionamenti, mentre esteriormente mostravano solo la falsatorre un po’ più grande nella parte superiore ed un radiogoniometro manovrabile dall'interno dello scafo. La serie era costituita da: Perla, Gemma, Berillo, Diaspro, Turchese, Corallo, Ambra, Onice, Iride e Malachite. Solo i battelli Diaspro, Turchese e Onice sopravvissero alla guerra. Nel corso del mese di gennaio 1943, al sommergibile Malachite (al suo attivo 22 missioni esplorative offensive, 14 di trasferimento, percorse 29085 miglia) agli ordini T.V. Alpinolo, fu affidata una missione in Algeria. A bordo una squadra di incursori del battaglione San Marco agli ordini del Sottotenente Bartolini, con obiettivo la distruzione di un ponte ferroviario a El Kjeur. Una volta lasciato il commando nei pressi della costa Algerina, il Malachite rimase in silenzio totale, nell’attesa del segnale convenuto per il recupero degli uomini. L’equipaggio intese chiaramente una violenta esplosione, e dopo pochi minuti fu avvistato il segnale. Mentre si avvicinava al luogo convenuto, sulla spiaggia si scateno una battaglia con una serie di spari ed esplosioni. Rimasto in attesa ben oltre il tempo stabilito, con il pericolo imminente di essere scoperto dalle forze navali ed aeree nemiche, il T.V. Alpinolo Cinti ordinò la partenza immediata. Fu intercettato ben due volte sulla via del ritorno, ma riuscì a scappare. Il 9 febbraio del 1943 nei pressi della costa sud della Sardegna, risali in superficie iniziando i preparativi per l’arrivo in porto. A 3 miglia a sud di Capospartivento, il sottomarino olandese Dolfjn era in agguato, quando scorse dal periscopio due imbarcazioni che erano più o meno a due miglia da lui, capì subito che uno era un sommergibile che rientrava da una missione e decise di attaccarlo. Lanciò 4 siluri dai tubi di lancio di prora ad intervalli di 5, 8 secondi l'uno dall'altro, dopo circa due minuti il terzo siluro esplose sul fianco del Malachite che iniziò ad affondare di poppa. Qualche istante dopo prima di sparire sott'acqua si alzò verticalmente con la prua e la torretta fuori dall'acqua ed immediatamente scomparì. Giunsero sul luogo subito delle imbarcazioni per salvare i naufraghi, 13, tra cui il comandante, sui 48 membri dell’equipaggio, ma nessuna si accorse del Dolfjn che silenziosamente si allontanò dalla zona. In una delle mie ultime immersioni di ricerca siamo andati molto vicini al punto, trovando una serie di lamiere contorte. In seguito, uno dei subacquei con i quali ero sceso ha effettuato finalmente un’immersione su quello che pensiamo essere il nostro relitto, trovando e fissando il punto esatto.

Il Malachite si trova poggiato su un fondale tra i 117 ed i 124 metri di profondità.

Fonte: testi tratti da  ilsubacqueo.it


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